Smart working: cosa si nasconde dietro la telecamera

Performance in miglioramento

“Viva lo smartworking!” “Abbasso lo smartworking!” “Ma questo non è smartworking!”

Queste le frasi più ricorrenti in queste settimane che circolano tra i milioni di lavoratori ancora costretti alla modalità di lavoro “non in presenza”.

Le aziende osservano quali possono essere vantaggi e svantaggi, valutando impatti ed effetti di diversa natura, perchè non vi è dubbio che siamo di fronte a un possibile shock del mondo del lavoro con impatti forse ancora più importanti dell’intelligenza artificiale.

E i lavoratori? Si osservano tra di loro? Bhe io non mi sottraggo certo a questo esercizio e l’aspetto più sotto osservazione è l’utilizzo della telecamera.

Ma torniamo un attimo al mondo prima del corona virus? Quale era l’aspetto più fastidioso durante una riunione? Pensateci bene…

La partecipazione di persone che arrivano, si siedono, aprono il loro pc portatile e mentre è in corso la discussione, non staccano mai gli occhi dal pc. E tu ti domandi “Staranno prendendo appunti? Staranno seguendo con un orecchio e sono pronti a intervenire? Stanno per caso registrando la riunione e la riascoltano dopo?”

Ricordo ancora con un certo imbarazzo quando tempo fa, distratto, fui ripreso da una persona che disse chiaramente “Ragazzi il tempo è prezioso, non possiamo permetterci di perdere tempo a ripetere le domande, per favore se siete presenti state attenti!”

Da allora ringrazio sempre quella persona per quel monito e cerco di non sprecare l’attenzione che mi viene dedicata invitandomi in una riunione.

Già la riunione… cosa è diventata all’epoca dello smartworking? Ultimamente mi diverto a fare un po’ di statistiche che hanno queste variabili di osservazione:

presenti – volti – figurine – fantasmi

Ecco, secondo me, nei futuri meeting report non ci saranno più solo i partecipanti, ma ci potrebbero essere questi dettagli.

I volti rappresentano quelli che ci mettono la faccia. Vi ricordate le campagne pubblicitarie “Noi ci mettiamo la faccia?” Avevano e hanno un significato, servono a spiegare “noi ci siamo, siamo qui a sudare per te, a dare l’anima per te, scegli noi perchè con noi avrai cuore, energia, sentimento, qualcosa di animato, vivo, umano”.

Ecco parliamo di facce.

A cosa servono? All’epoca del lavoro fisico vi sareste mai presentati senza faccia in una riunione?

Parlate con la vostra faccia?

E’ noto ai più che molta comunicazione è non verbale e chi rinuncia alla faccia in riunione rinuncia anche a comunicare. La domanda quindi è “Non vuole esporsi? Non vuole partecipare? Non vuole … ?”

La mia Coach qui direbbe “dimmi qualcosa di diverso dal non, cambiami la frase”.

Ecco io sono in attesa di comprendere il significato di tutti quelli che non accendono la faccia, premesso che ovviamente sono solidale con tutti quelli che hanno necessità di spegnere ogni tanto perchè il loro “ufficio” in cucina è stato momentaneamente occupato dagli addetti al vettovagliamento.

Cosa mettono alcuni al posto della faccia? La “figurina”. Dai è già qualcosa, almeno parlo e mi ricordo vagamente chi eri 10 anni fa, perchè di solito nel profilo si mette la figurina più giovane di qualche anno o del gatto o cane che possiedi. A volte è anche emozionante parlare con un gatto…

Poi ci sono i fantasmi… quelli che neanche una figurina mettono, in nome di chissà quale modello della privacy stanno immaginando. Mi chiedo se alcune aziende, anche molto note di consulenza, sappiano che i loro alfieri, quelli che dovrebbero rappresentare il loro marchio, la loro missione, la loro stessa ragion d’essere, sono persone che alle riunioni con clienti rimangono “fantasmi”.

Succede in modo inspiegabile anche in alcuni meeting dove ci si incontra per la prima volta e si cerca di acquistare qualcosa. Come è pensabile di acquistare qualcosa da un fantasma?

Non voglio spingermi naturalmente a parlare di personal branding, dell’importanza di coltivare la propria immagine, di curare il proprio modello di sviluppo personale e nemmeno voglio parlare di “educazione”, non voglio fare la morale a nessuno, ma vorrei stare sul mero livello strategico, sull’importanza di sostenere con forza le proprie idee, di accompagnare con il sorriso un’affermazione, di dare un segnale con un sopracciglio, di produrre un cenno di approvazione, di sostenere un collega in difficoltà, di provare a dare un punto di vista accorato per sostenere un progetto, di restituire in modo forte e chiaro un FEEDBACK.

Le aziende (come se fossero un ente sconosciuto, ma in realtà dietro ci sono nostri colleghi alle prese con i loro obiettivi, i loro progetti, le loro idee, il loro stile) hanno e avranno problemi di varia natura con questa crisi e sicuramente lo smart working da regolamentare sarà una bella gatta da pelare, ma anche i professionisti hanno le loro belle issue da smarcare.

Molti sottovalutano l’importanza di metterci la faccia e liquidano con una battuta “Eh.. non posso” la loro telecamera spenta.

Fate attenzione, perchè cosi sarà ancora più facile paragonarvi a una macchina, che spesso, personalizzando la voce, può risultare più simpatica o peggio, osservando la precisione e la velocità di esecuzione può risultare più utile.

Fate in modo che una telecamera spenta non acceleri la vostra sostituzione, metteteci la FACCIA e se vi serve un Coach per destreggiarvi nella rivoluzione appena cominciata, basta un cenno!

Ps: ho il terrore di chiedere se in questo periodo qualcuno effettua meeting one to one per dare o ricevere un feedback a telecamere spente… per fortuna, almeno in Italia il FEEDBACK è questo sconosciuto e quindi ci siamo forse risparmiati una oscenità.

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